Breda  35  antiaerea da 20 mm. 

 con testo anche in inglese

-  ITALERI  n. cat. 6464  -

-  scala  1/35  -

 di  Andrea e Antonio TALLILLO

 

Anche quest’anno capiterà spesso di occuparsi di mezzi od armi italiane, grazie all’ITALERI sui nostri tavoli di lavoro compaiono finalmente soggetti di casa nostra, coi quali ricostruire un po’ di storia divertendosi ed imparando qualcosa senza fatica, anzi…Tra le varie novità annunciate, la prima uscita riguarda quella che fu l’arma contraerea leggera per eccellenza, la Breda da 20 mm. Anche se affiancata dalla Scotti-I.F. ed Oerlikon, rimane nell’immaginario dei modellisti come l’arma più presente, nelle sue varie configurazioni, un pò su tutti i fronti. Per la verità, per i più maturi fra noi, la Breda è un vecchio amore, a partire da quel primo kit in metallo bianco degli anni ’70 della Amati, nella versione "da posizione" . Ad essa sono seguiti diversi altri kit, quasi tutti in resina, sia da parte della CRIEL che della HISTORICA, che poco più di dieci anni fa produsse un vero  e proprio gioiellino.Non sono mancati anche esempi estemporanei, come quelle montate su veicoli della Hobby Modellbau o delle Ditte ormai scomparse dal mercato come la ITALSEDI  e PD MODELS.  Ma a memoria d’uomo mai nessuno aveva osato proporla in plastica, pur essendo un’arma diffusa e comunque "tedeschizzabile" come molte altre. Ora l’ITALERI ha pensato bene di proseguire nel range di soggetti italiani con l’antiarea leggera, magari meno accattivante delle varie edizioni di Flak 38 tedesche, ma utilissima a costituire il perno di molte scenette ambientabili su tutti i fronti e montabile su una vasta gamma di veicoli, già disponibili in resina. Chi poi avrà più tempo e voglia potrà trarne una riproduzione molto accurata.  

Un pò di storia....

La Breda, ancora nel 1932, aveva realizzato una delle migliori armi antiaeree di piccolo calibro del periodo, adottata a livello Reggimentale – una batteria di sei od otto pezzi - col primo ordinativo di 950 esemplari e – pochi anni dopo – per equipaggiare autoblindo e carri leggeri. Verrà adottata nella versione a piattaforma girevole modello 35, ed in quella "da posizione". La "modello 35" era un’arma a presa di gas, alimentata con caricatori a piastrina da 12 colpi (nota 1), su affusto a treppiede che consentiva la messa in batteria su ogni terreno e ne faceva una buona piattaforma di tiro. Detto affusto era rapidamente trasformabile per il traino – effettuabile con autocarrette o camion leggeri o pesanti - e scomponibile in 5 parti per il someggio. Una caratteristica molto appariscente era il dispositivo a due braccia per il congegno di puntamento, efficace ma complicato e pesante e perciò semplificato su molti complessi. All’epoca della sua adozione, almeno sulla carta, era quasi superiore alla celeberrima Flak 30 tedesca, perlomeno perché piu’ leggera ed in altre caratteristiche. Nel quadro complessivo della difesa antiaerea, quella di obiettivi da attacchi a bassa quota era, all’entrata in guerra, affidata a 204 armi della MACA e 1.465 del Regio Esercito, mentre dal canto loro Regia Marina e Regia Aeronautica gestivano rispettivamente 240 e 50 armi. In totale, erano 1.759 Breda che salirono poi a 2.442 nel settembre 1942.  Efficace per la difesa a distanze inferiori a 1,5 km. , era anche facile nella pulizia e manutenzione, ci furono solo alcuni problemi di funzionamento con i proiettili dei lotti marcati 1942 (nota 2).  Col tempo, verrà montata direttamente su autocarri leggeri o pesanti, anche di preda bellica (nota 3), aumentandone la mobilità e facendone un’arma adatta a contrastare autoblindo e carri leggeri, grazie alla velocità iniziale e la relativa tensione di traiettoria, si senti’ però palesemente la mancanza di una scudatura. Inoltre, montarla su mezzi era consigliato anche per la poca resistenza delle ruote a disco da 60 cm di diametro, sostituite nelle ultime fasi di produzione da ruote più piccole, in electron con anelli semipneumatici. Più complicata della Scotti, ma più efficiente e con più gittata, era però più pesante (nota 4) e meno celere nel tiro, in azione erano necessari almeno tre serventi per il suo funzionamento, ma la squadra era in teoria composta da un capoarma e sei serventi. A metà conflitto era già superata, dati i grandi progressi fatti dall’aeronautica. In Libia, sino alla fine del 1940, ne erano state portate 116 ma in AOI solo 55, sul fronte orientale molte delle 276 usate andranno perse(nota 5), lo stesso per le 725 impiegate in Africa Settentrionale.  Nella penisola, a fine 1942 958 (316 col Re e 642 con la MACA) contribuivano alla difesa, numero salito a 1.051 nel 1943, per 584 batterie, 402 delle quali nel solo “triangolo industriale” alle quali si affiancavano una sessantina nei Balcani ed una cinquantina in Corsica. Man mano che le circostanze ne facevano cadere in mano alleata, la Breda fu usata anche da reparti inglesi e del Commonwealth (nota 6), nonché della Francia Libera ed americani, pure i sovietici in qualche caso.   L’armistizio non fermò la carriera della Breda, che verrà usata sia dai nuovi reparti della RSI, in reparti divisionali di 16 pezzi od autonomi, dalle forze armate tedesche che si riservarono la produzione – sino a fine ottobre 1944 - di altre 2.639 Breda oltre alle quasi 200 catturate nel settembre 1943. In Jugoslavia, i forti reparti partigiani le usarono anche a bordo di naviglio leggero.

Scheda tecnica  

Peso : 307,35 kg.
Dimensioni : 2.031 x 1.830 x 1.220 mt (su treppiede)
Lunghezza arma :    1.870 cm                      Lunghezza canna : 1.300 cm (65 calibri)
Brandeggio : 360° orizzontale, -10 +80° in verticale
Gittata (tiro terrestre) : 5.500 mt                  Gittata effettiva (a/a) : 2.400 mt
Cadenza di tiro : 240 al minuto (pratica 200-220)
Velocità (alla bocca) : 830 m/sec
Munizionamento : lastrine da 12 colpi
Peso proiettili : 337 gr (AP) – 320 gr (HE)
 
Note
(1) – C’era la possibilità di prolungare la raffica ponendo a contatto alla piastrina la successiva. I bossoli sparati venivano ricollocati nella cartella per la successiva riutilizzazione.
(2) – I proiettili a disposizione erano di ben quattro tipi oltre a 2 ‘extrasensibili’. La cassa munizioni standard conteneva 4 caricatori e pesava poco più di 30 kg.
(3) – Tra i primi, As 37 e Spa 38R, tra i secondi Lancia 3Ro e Spa Dovunque, tra quelli di rpeda bellica i Ford F15A e gli F60L.
(4) – Il peso totale era ripartito in 68.5 kg d’arma e 239.5 kg d’affusto.
(5) – La dotazione divisionale era salita, almeno per la Pasubio e la Torino, a 16 pezzi, inoltre le Breda erano presenti nella 93 e 103 a Compagnia del 120° Reggimento Artiglieria e nella 95 e 97 a Compagnia del CSIR.  
(6) – Gli inglesi anche a bordo di naviglio leggero, i sudafricani la montarono su alcune blindo Marmon Herrington, gli inglesi dello LRDG su alcuni autocarri, in ritirata.

 Note modellistiche

Si può immaginare con quanta trepidazione, all’arrivo di un esemplare di pre-serie, abbiamo consultato la ricca documentazione esistente, fantasticando già su come costruirla ed ambientarla, essendo possibile spaziare dal ricovero in tronchi del fronte russo al cerchio di sacchetti di sabbia africano od ai muretti a secco dell’Egeo. Era ora, dopo diversi kits in metallo e resina, una Breda a portata di tutti. La versione è la prima, quella con ruote forate da 60 cm e sistema di puntamento più complicato, e’stata scelta la configurazione al traino di un quadrupede, tipica dei primi mesi di guerra, ma sarebbe andata altrettanto bene quella coi serventi, già pronta al tiro. La prima impressione è discreta, la plastica è grigiastra e non molto lavorabile, specie quella della stampata con i due soldati ed il quadrupede, leggermene inferiore nella qualità. Purtroppo, su queste stampate ci sarà da lavorare un po’ per eliminare i segni dei molti estrattori. I figurini, con un’attenta preparazione e poi con una buona verniciatura potranno essere resi più presentabili. Per i più pigri, non ci sarà che l’imbarazzo della scelta, potendo scegliere tranquillamente tra la vasta produzione di altre Ditte. Passando all’arma in sé, il livello di riproduzione è abbastanza buono, ma se si vuole una Breda "da concorso" dovremo aggiungere alcune parti  come la cremagliera orizzontale della piattaforma ed i picchetti da inserire all’estremità della gambe quando fissa a terra. Altre modifiche necessarie vanno fatte al sistema di puntamento per renderlo più somigliante, alla parte forata del sedile, da allungare, ai perni delle ruote se le riprodurremo smontate. E’ consigliabile del resto non riprodurre l’arma al traino, in modo da ridurre al minimo gli interventi alle ruote stesse. Le maniglie da sistemare sulle gambe ovviamente sono da rimpiazzare con del filo di rame opportunamente piegato opportunamente, dopo aver stuccato i loro inviti. Un intervento consigliabile solo ai più esperti è quello che riguarda la cremagliera verticale, per "staccarla" visivamente dalle facce laterali, se non incidendo la plastica con mano ferma. Non vogliamo spaventarvi, gli interventi suggeriti sono alcuni dei miglioramenti utili a rendere quasi perfetta la riproduzione – che come tutte le riproduzioni risente di obiettivi limiti tecnici industriali. Non dimentichiamo che si tratta del primo kit – in plastica ! – dedicato a questo soggetto, al quale proprio per questo si possono perdonare difetti assolutamente rimediabili con la nostra pazienza e la santa "banca dei pezzi". In una scenetta o diorama, la nostra Breda farà la sua figura senza complicarci troppo la vita, per un’arma ‘capolavoro’ bisognerebbe avere un kit in scala 120 mm.   

Dal canto nostro, intanto non possiamo far altro che cercare di aiutarvi con la pubblicazione di alcune foto, provenienti da vari numeri di "Cronache della guerra" , dalle quali ricavare almeno i dettagli che saltano di più all’occhio.

La colorazione è nel classico grigioverde, almeno nell’affusto, non siamo riusciti a trovare neanche una foto che presentasse mimetiche elaborate ed anche il grigioverde, a quanto apre, resistette a lungo nel deserto. Manca, sulla destra, la targa ovale (Particolare A della Tavola)– nera con scritte metallo chiaro - della ditta costruttrice ma bisogna ammettere che non sempre era presente oppure che a volte sopra essa ce n’era un’altra, sempre ovale ma liscia. Agli inizi della guerra era presente a destra la numerazione del pezzo, per esteso (B),  in bianco a stencil, applicato grossomodo nella posizione della targhetta ovale. Con l’andare del tempo la numerazione fu accorciata accorciata ad una sigla (C - 5 P per esempio) appena sopra alla targhetta  e poi ridotta ad un solo numero, sempre bianco e sempre a stencil (D). Verso il 1943, alcune armi presentavano un numero bianco in ben cinque posizioni, partendo da quella, grande, sulla parte sinistra anteriore dell’affusto (E) per quelli, piu’ piccoli, presenti sui lati del braccio superiore (F) e sulla culatta dell’arma (G). Sul fronte russo, era usata l’indicazione delle vittorie conseguite sottoforma di strisce bianche all’estremità della canna, prima del rompifiamma (I).   

1 – Il generale tedesco von Blomberg esamina una Breda nel 1938; la colorazione di piattaforma ed affusto è in un grigioverde abbastanza chiaro, mentre l’arma ed il congegno di puntamento sono bruniti. (L’illustrazione italiana, 1938)

2 – Due anni dopo, ecco un’arma in azione in Africa Settentrionale, durante quella che sembra una prova, visto che gli ufficiali sono due ed i serventi il minimo previsto. (La Seconda Guerra Mondiale – W.Churchill – A. Mondatori)

3 – Un’idea per un’ambientazione "spiccia", una buca più o meno protetta,  in Africa, ma nel 1942.
Particolare l’assetto della AB 41, (in secondo piano) in effetti usata "al contrario" per usufruire di un po’ più di protezione.
(La Seconda Guerra Mondiale – W.Churchill – A.Mondadori)

 disegno della vista semplificata del lato destro

 

Breda 35 20 mm Anti-aircraft gun – ITALERI Kit  Nr. 6464 

It was a gas-operated, conventional design developed in the 1932 and entered mass production around 1935 for the Regio Esercito (Italian Royal Army) as a standard field light anti-aircraft gun. The mounting was a mobile trailer that could be towed or manhandled, upon this trailer fitted the removable mounting proper. It could be levelled on the ground by the three adjustable feets. There are anyway no shield for the operators. The gun could be broken into five loads for man or horse-packing. In the action the gun was placed in the artillery batteries – 6 guns each – of infantry divisions, the ordinary detachment for each gun was seven men with a four or five being the more usual. The ammunition used was produced in some four different versions (tracer – AP/HE – AP/HE with tracer – HE with tracer and self-destroying device). As well as its primary anti-aircraft role the Breda 35 had its uses as a light support or anti-tank weapon, the AP shot was more than capable to penetrate the armour of the tanks of the time. Baptism of fire was in the Spanish Civil War, the gun soon was appreciated by the Germans and Spanish of both sides too. Some, at least nine was mounted on Panzer I A turrets, with makeshift armour and shields, for better fight the Soviet tanks of the Republican Army. In these times Breda gun had also a commercial success in Nationalist China, Finland and Slovakia.

In the desert war, Breda guns were also fitted to numerous mobile mountings, including Spa 38 R or Spa As 37 light trucks, Lancia 3RO or Dovunque 35 heavy trucks, recce vehicles Sahariana 42 and so on. All the above mountings are official and near official matter, but down to hurried field-lash-ups we have at least two gun mounted on captured Ford F15A British trucks in the Trieste Division recce unit. Even British and Allied used sometime captured Breda guns – Australians in the Tobruk defence perimeter and Free French Forces in Bir Hackeim trenches, South Africans have some so-called ‘Breda car’ – converted Marmon Herrington heavy armoured cars, and Soviet also put in use some captured examples in 1941 – at least one shot down an Heinkel 111.

For the Italian units there were never enough of them and production always is behind demand. Until the end of the 1939 summer Breda produced 1088 guns. In the 1940 the sight originally fitted  - too cumbersome and demanding a high quality manufacture – was replaced by simplified types and the complicate trailer was replaced by a little simplified type with pressed steel wheels. Breda factory was involved from 1941 in producing tank and armoured car version of the gun for the L6/40 light tank and AB 41 and AB 43 armoured cars and the basic gun was produced also in a light harbour defence version – purely static pivot – called model 39. Breda was also fitted to numerous mobile mountings, in some railway and ship mountings.

In the 1942 it was realized that the Breda was already obsolete, its rate of fire was too low for the emerging low level strike aircrafts with their ever-increasing performances and new tanks have too tick skin for the AP shot so despite all hiss ruggeness it was felt that a new design was necessary. At that time Breda production center in Brescia (North Italy) was unable to carry out any improvement on the design, although Breda start to project an improved model 42 and the Breda 35 was never replaced and remain in service until 1945. At the September 1942 there were 2.442 model 35 and model 39 Bredas available and by September 1943 Breda producing some 9.000. German forces have some examples in use in the African campaign but only after the Italian changeside in September 1943 can have more guns from Breda. The factory re-start with production for the light armoured car AS 43 and for spare parts for the few tank and armoured cars units of the RSI (Italian Republic) but now many guns are for the Germans i.e. in the May of 1944 255 Bredas guns was on the book of deliveries for them. Even RSI infantry units have still enough Bredas in use for the anti-aircraft and anti-partisan duties when the war ended. 

 Modelling tips

After some white-metal or resin attempts during the past thirty years, Italeri released in these days the first plastic 1.35 kit of a great weapon. The paint of the Breda was the ordinary ‘grigioverde’ color used in Italy from 1920, the colour can be reasonably made from  an Humbrol  Matt 30 and little gloss varnish for a new piece, of course the green it’s only on ground trailer and main assembly, the gun body and muzzle are in the so-called ‘gun metal’. Metal box for the round clips are in the same colour, wood version of the boxes was more matt in the look. Round clips are in a more dark green – near black sometime – and the rounds are brass projectile with red band, unpainted aluminium body with grey band.    

Breda 35 data 

Weight (firing order) : 330 kg  
Length (overall) : 1.870 cm        Length of the bore : 1.300 cm (L /65)
Traverse (on the platform) : 360°                      Elevation :  – 10 + 80°
Maximum horizontal range : 5.500 m               Ceiling (effective) from 500 to 2.400 m
Rate of fire : 240 – practical 200-220  rpm        Muzzle velocity : 830 m/sec
Ammunition : 12 rounds clips                  Shot weight : 337 gr (AP) – 320 gr (HE)
AP shot penetration :  at 250 m  40 mm at  90°
                                    at 500 m  30 mm at 90°

 

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