Il piccolo grande Panzer

        - il  PANZER  I B -       

        di  Andrea  e  Antonio TALLILLO    

 

Dal Notiziario  n. 4 del  2011  

 

   Molti modellisti, quando si tratta di panzer, si lasciano coinvolgere pure troppo dai vari Tiger e Panther, mentre non c’è un interesse neanche paragonabile per i mezzi risalenti ai primordi della Panzerwaffe. Anche se non spettacolari, i primi panzer furono gli elementi di una forza corazzata che almeno nei concetti d’impiego ebbe pochi rivali sino al 1943. Le prime, vittoriose campagne furono portate a termine anche con i Panzer I, certo non impressionanti, è vero, ma ormai sperimentati ed utili pensando al gioco di squadra più che alla potenza dei mezzi avversari. Un’intera generazione di carristi tedeschi si fece le ossa sul Panzer I e la loro uniforme non è poi tanto diversa da quella rimasta regolamentare nell’ultimo periodo di guerra.

   La storia del mezzo sarebbe pleonastico solo cercare di tratteggiarla, per fortuna ora è disponibile un testo molto completo della serie "Panzer Tracts" che rimarrà insuperabile per diverso tempo. Qui, preferiamo invece approfondire una delle possibili realizzazioni modellistiche, per una volta senza doverVi troppo tediare con interventi, correzioni ed appunti.  

 

Il kit Dragon  in scala 1/35 – (n. cat.6186) 

   Dopo il veterano kit della Italeri (1977 !) riedito dalla Zvezda russa, ed alcune apparizioni est-europee che non hanno lasciato la loro impronta, nel giro di poco tempo sono apparsi sia un kit Tristar che due della prolifica Dragon. Quello descritto è il 6186, se vogliamo la versione ‘europea’, ma le stesse considerazioni di base si possono applicare al numero 6207, che mira a riprodurre un esemplare del DAK. Più in particolare, si tratta di un carro Ausf. B della 6 a serie, prodotto in 146 esemplari da 4 diverse ditte e che si distingueva a prima vista per la barra di rinforzo posteriore. Giustamente, il kit italiano va meritatamente in pensione, i tempi sono cambiati e nessuno pensa a lavorare troppo su di un kit se ce ne sono altri molto particolareggiati a disposizione. "Superlativo !" è la parola che ci viene in mente appena aperta la confezione. Con un livello di stampo elevatissimo, che comprende tutte le saldature tra le piastre, gli incavi delle viti, parti trasparenti per i fari, visori montabili aperti come i vari portelli, due diverse configurazioni della parte posteriore, ci si rende conto ben presto che c’è molto poco da aggiungere. Del resto, con 414 pezzi a disposizione – 167  solo per le maglie dei cingoli – e compreso un set di fotoincisi, perlomeno per gli esterni siamo più che a posto.

   Con queste premesse, sembra che il modello si costruisca da solo…ma anche un kit superlativo una volta montato con tanta cura, apparirebbe poco più di una massa grigia. Cercheremo pertanto di aggiungere qualche miglioramento, giusto per non sentirsi arrugginiti e per mettere alla prova le nostre capacità critiche. C’è da fare attenzione comunque alla plastica un po’ fine e perciò alle giunzioni, preparando magari dei rinforzi interni nei punti più critici con pezzi di sprue o di vecchi modelli. I segni delle saldature sono presenti, ma forse un po’ troppo esigue, proponiamo di rinforzarle con un filo di stucco –  consigliabile quello leggendario di colore verde della Squadron. Le maglie di cingolo sono troppo fini e c’è da stare calmi nello staccarle dallo sprue, perché si rischia di spezzarne qualcuna. Chi ha il borsellino più fornito può superare queste piccole difficoltà munendosi dei cingoli in metallo bianco Friulmodellismo.

 

Realizzazione del modello

Partendo dallo scafo, seguiremo passo passo le istruzioni per quanto riguarda l’assemblaggio del treno di rotolamento, di per sé già non semplice. In questa fase, ci si può limitare a riprodurre una leggera usura delle gomme, con l’aiuto di una carta vetrata fine o di una fresa montata su trapanino.  

I fari erano copribili con guaine in tessuto impermeabilizzato, provviste di fessure in modo da diventare, all’occorrenza, luci di guerra. Sulle parti interne dei parafanghi anteriori, manca una fila di bulloni (Particolare 1 della Tavola), mentre la faccia interna della sezione anteriore degli stessi era fissata con una placchetta imbullonata (2). Il clacson è molto ben riprodotto ed ha bisogno solo della guaina del filo elettrico (3), ricavabile da filo di rame dipinto. Sul portello d’ispezione centrale  mancano i sei bulloni (4). I ganci anteriori mancano dei bulloni (5) e sono completabili con anelli che aiutavano a trattenere la fune di traino. Il condotto d’aria per il raffreddamento dei freni va munito dell’attacco più visibile (6) seguito poi da quello meno visibile, quasi nascosto dalla rotaia di legno. Sulla striscia che fissava la sovrastruttura ai parafanghi manca un bullone (7), per il resto la zona anteriore del carro si può dire vada più che bene. Il caso è diverso se volessimo movimentare il nostro modello facendo sporgere il pilota dal portello laterale, in un carro leggero farebbe effetto ! Basta solo trovare un figurino adatto, con una posa ben impostata, tra i molti reperibili, ed approfittare dei portelli dotati anche di dettagli interni. 

Proseguendo, sistemeremo i due ganci laterali ma non prima di averli corredati dei bulloni (8); l’operazione è da ripetere sull’altra fiancata. Il blocco del cricco del kit (9) è ancora del tipo più vecchio, si può migliorarne decisamente il realismo con i quattro attacchi di base e trattando le superfici con una microlama, per avere un "effetto legno". Appena dopo la posizione del cricco, c’era quella del gancio ‘ad S’ , che però manca dei suoi attacchi (10). Sulle parti laterali dei parafanghi, nella zona posteriore, aggiungeremo i rivetti per la molla (11). La rotaia dell’antenna era in legno (12) e di ottima costruzione, infatti dall’esame di fotografie, anche ravvicinate, si nota appena appena la sua costruzione in più parti e la precisa unione del pezzo unico orizzontale coi quattro ‘piedi’ inferiori. Tuttavia, un po’ di "effetto legno" in alcuni punti non guasterebbe. In quel periodo, era in uso un cricco di sollevamento più grande e lungo di quello adoperato in seguito (13). Il pezzo Dragon va corretto cambiando la parte a bugna per aggiungere solo dopo la manovella e, se ce la sentiamo, sostituire l’anello inferiore con uno metallico (A). Accanto, gli va fissata la pinza tagliafili, con le sue cinghiette di trattenimento. All’angolo posteriore destro, va sostituita la piastra d’attacco della marmitta (14) mentre più in là, direttamente sul cofano motore, va applicato un altro gancio (15) sul quale mancano i bulloni. La marmitta è già provvista nel kit della rete di protezione fotoincisi, tuttavia al gruppo manca la placca di fissaggio della conchiglia di protezione a sinistra (16) e gli attacchi superiori della marmitta stessa (17). Dalla piastra posteriore dello scafo toglieremo la troppo spessa cornicetta d’unione tra le due parti, per sostituirla con una striscia di plasticard sulla quale posizioneremo i bulloni (18). I ganci (A) sono privi dei quattro bulloni che li fissavano ed alla luce posteriore (B) va aggiunta la guaina del filo elettrico. Il gruppo centrale del gancio di traino (19) ha solo bisogno che si vedano i segni delle sue saldature, riproducibili facilmente con un pirografo. In (20) è mostrato il fermo del gancio, col suo nottolino. Ultimo intervento sullo scafo è l’aggiunta del bullone di fermo (21) per la catenina sul gruppo finale. Gli attrezzi sono molto ben stampati, ma avremo di più cercando di lavorare i manici di pala ed ascia, in realtà erano di legno, rotolandoli dentro un po’ di carta vetrata a grana fine per avere delle realistiche venatura.

La torretta non richiede particolari lavorazioni, a parte cambiare l troppo spessa striscia superiore (22) della parte anteriore; anche qui sulla nuova striscia di plasticard posizioneremo i bulloni ed i tappi in gomma (A), questi ultimi tolti in precedenza. La volata delle canne delle mitragliatrici è un po’ grande (23) ma si può agevolmente sostituirle. Tra i portellini della scudatura va praticato il foro del cannocchiale di puntamento. Per finire, sui tre ganci di sollevamento della torretta aggiungeremo i bulloni mancanti.    

La verniciatura è lineare, nel senso che basta preparare una miscela di Humbrol 66 allo 80 % ed Hellblau 65 al 20 % per avere un Panzergrau di ragionevole realismo. Sulla tinta, dopo aver controllato la perfetta asciugatura, applichiamo un po’ di color a dolio seppia e marrone chiaro, molto diluiti su spigoli ed angoli, che stavolta non mancano, anzi !  Dopo 2 giornate o poco meno, finiremo con degli acquerelli che ben riprodurranno le molte sfumature del fango e dello sporco.

L’ambientazione è semplice, la solita cornicetta portafoto privata del vetro e con un nuovo fondo in compensato, isolato su tutti i lati con stucco e poi lavorato secondo quanto avete letto tante volte sulle pagine dei Notiziari precedenti. Una cassa in legno, alcune taniche – vuote vista l’espressione del figurino – ed un figurino danno un po’ di sapore. Il figurino stesso è un vecchio Andrea Miniatures, ancora valido sia per lo stampo che per il tipo d’uniforme, a parte forse il viso, un po’ caricaturale. Unico problema il fatto che era nera, uno dei colori che più ci possono spaventare, specie se non abbiamo molti figurini al nostro attivo. Comunque, si può avere un ragionevole "nero" usando semplicemente del nero opaco Humbrol 33 con una punta di marrone Humbrol 26. Piccole variazioni nella miscela per le tre parti – casco, giubbetto e pantaloni, daranno già più vita a quella che altrimenti sarebbe una monotona tavolozza. Dopo un bel po’ di tempo, a superfici veramente asciutte, si possono ripassare le pieghe con dei colori ad olio – Grigio di Payne per schiarire e Blu di Prussia per scurire. Il cinturone e la fondina sono in cuoio naturale, la seconda un pò più scura.   

Mimetizzazione e contrassegni

L’elaborata mimetica in giallo – verde e marrone fu abbandonata prima in favore di una panzergrau e marrone scuro (RAL 7017 o 8002) sin dal luglio 1937 e poi dal panzergrau – per semplicità ed economia ad una sola tinta di fondo grigio scuro (RAL 7021). L’insegna a sola croce bianca fu adottata già dal luglio 1939. In molte fotografie, la distinzione tra panzergrau e marrone scuro non è in pratica distinguibile. I contrassegni sono quelli tipici del periodo di transizione dopo al campagna di Polonia, cioè croci bianche – quella posteriore corredata di un "8" rosso centrale – stemma tattico di un reparto corazzato, in bianco, sulla parte posteriore dello scafo a sinistra, numero del mezzo bianco, stemma divisionale non visibile. La 2. Pz Division, costituita nell’ottobre 1934 fu completata nel luglio del 1935, partecipò all’annessione all’Austria del marzo 1938, restando a lungo di guarnigione a Vienna, alla Laxenmburg Kaserne. Il II Abteilung del Pz Regiment  4 nella campagna di Polonia usò 63 Panzer I e 5 carri comando.    

                                                                            

 Bibliografia :
- The Panzer Divisions (Revised Edition) – Osprey Men at Arms 24 – Osprey Publishing 1982 
 - Panzer Tracts  No 1- 1 – Panzer Tracts 2002
-  Panzer Tracts  No 1 -2 – Panzer Tracts  2002
- Achtung Panzer No 7 – Dainippon Kaiga 2002  
 

                                                                                       

                                                                              

                                                                                   

                                                                                   

                                                                               

                                                                               

                                                                               

                                                                                         

                                                                                

                                                                                         

                                                                          Dettaglio del figurino Andrea Miniatures. Risale a quasi vent’anni fa ma è ancora..simpatico
                                                                                       Manca un bordino rosa al colletto, che è stato realizzato appena dopo.

                                                                                       

                                                                                       Bella fotografia di un sottufficiale carrista del Pz Regiment 5,
                                                                                                  utile a rifinire con tutto quel che serve il figurino.

                                                                                       

                                                                                      Bella prova d’equilibrio per questo carro che almeno sullo scafo
                                                                                                            è mimetizzato con colori a basso contrasto.

                                                                                                                                     

                                                                          Poco prima della campagna di Polonia, vennero introdotti dei rombi per i numeri tattici.
                                                                                                Questa è una rara versione dipinta direttamente sul mezzo.

                                                                                        

                                                                                 Più comunemente, i rombi erano metallici e separabili dal carro per praticità.
                                                                          La croce bianca è di un tipo inusuale e probabilmente è stata applicata campalmente.

                                                                                         

                                                                      I primi incontri coi cannoni controcarro polacchi avevano consigliato di riempire con il giallo
                                                                                                le croci bianche ed anche, ma non sempre, i numeri tattici.

                                                                                         

                                                                                                   I particolari contrassegni del II Abteilung Pz Regiment 4,
                                                                                                             descritti nel testo, applicati ai carri del reparto.

 

                                                                                                                                             GALLERIA