Il Vought F 4U-1 "Corsair"
di "Pappy" Boyington
scala 1/72
di Maurilio MARANGIO
Il Corsair, per il sottoscritto, è indissolubilmente legato alla celebre squadriglia VMF-214, nota come «Black Sheep» (le Pecore Nere), e dunque alla figura del Maggiore Gregory "Pappy" Boyington, che ne fu il comandante. La sua epopea ispirò, negli anni '70, la serie televisiva «La squadriglia delle pecore nere». Il Maggiore Boyington era solito pilotare qualunque aereo fosse disponibile al momento della missione; tra i suoi velivoli effettivi si annoverano i numeri 883, 740 e il 915 (sul quale fu abbattuto il 3 gennaio 1944 e, dopo il recupero da parte di un sottomarino giapponese, condotto in un campo di prigionia ove trascorse circa venti mesi). La scelta iconografica è ricaduta su un aereo di rappresentanza, l’86 "Lucybelle", così battezzato in onore di Lucy Malcolmson, compagna dell'epoca di Boyington. Sebbene sia il più riprodotto nel modellismo e nelle illustrazioni, la storiografia aeronautica ha accertato che esso non fu mai impiegato in combattimento dal Maggiore. Si trattava, in vero, di un velivolo destinato a fini propagandistici e fotografici. L'aura di approssimazione del set la si riscontra dalle bandierine delle vittorie giapponesi, le quali furono applicate con tale sollecitudine per il servizio fotografico che alcune risultavano persino rovesciate. L'enigma del nome, "Lucybelle" o "Lulubelle", è frutto di una singolare combinazione di fattori contingenti e vicende personali. L'equivoco nacque da una delle fotografie più celebri, scattata il 26 novembre 1943 presso la base di Espiritu Santo. In tale scatto, un membro del personale di terra si trovava in piedi sull'ala del Corsair in una posizione tale da occultare, con il proprio braccio, le prime lettere del nome dipinto sotto il parabrezza. Dall'immagine risultava chiaramente leggibile solo il suffisso "...belle". Questo "vuoto" visivo lasciò spazio, per decenni, a diverse interpretazioni; gli appassionati e i primi storici, privi di altri riscontri, iniziarono a menzionare il velivolo come "Lulubelle", denominazione che divenne quasi ufficiale nel mondo del modellismo. "Lucybelle" era, in realtà, il soprannome affettuoso che il Maggiore aveva dato a Lucy Malcolmson, incontrata nel 1942 a bordo della nave SS Brazil. La loro relazione fu intensa, tanto che Boyington le affidò la gestione dei propri risparmi (circa 15.000 dollari, somma all'epoca ragguardevole) e il mandato di accudire i figli nati dal suo precedente matrimonio. Al ritorno dalla prigionia, tuttavia, la realtà si palesò amara: la donna non solo non lo aveva atteso, essendosi legata a un altro uomo, ma aveva finanche dissipato il denaro ricevuto in custodia, condotta che indusse il Maggiore ad accusarla di furto nel 1946. A seguito di tale traumatica rottura e del contenzioso giudiziario che ne seguì, Boyington, mosso da un profondo risentimento, decise di negare l'evidenza storica. Nelle interviste e nell'autobiografia «Baa Baa Black Sheep», egli sostenne fermamente che il nome dell'aereo fosse sempre stato "Lulubelle". Il braccio dell'aviere nella foto del 1943 gli fornì l'appiglio perfetto: stante l'oscuramento delle prime lettere nelle immagini ufficiali, egli poté accreditare per anni la versione mendace senza timore di smentita. La certezza della dizione "Lucybelle" è emersa solo in tempi recenti grazie al rinvenimento di scatti privati: sebbene l'esemplare numero 86 fosse stato allestito per Boyington, altri piloti (tra cui Jim Hill) approfittarono della scenografia per farsi ritrarre nell'abitacolo. In tali fotografie, libere da ostacoli visivi, il nome appare finalmente nella sua interezza.
VOUGHT F4U-1 CORSAIR (HELLER, 1/72)
Per riprodurre il celebre caccia Vought F4U-1 Corsair in scala 1:72 l’86 "Lucybelle" ho utilizzato il kit Heller n. 80275, che fu immesso sul mercato nel 1996; trattasi, invero, di una riedizione di un modello originariamente prodotto nel 1976 (n. 275). L’edizione del 1996 fa parte della serie commercializzata sotto il marchio "Heller Humbrol", caratterizzata da un confezionamento aggiornato che tuttavia cela stampi vetusti, risalenti agli anni Settanta.
Interventi Strutturali e Reincisione.
Il kit, stampato in plastica grigia, consta di 43 pezzi e presenta pannellature in positivo, alcune delle quali non conformi alla versione 1A. Per rimediare a tali imprecisioni, ho proceduto a reincidere le pannellature, assumendo quali fonti documentali i disegni in scala ed eliminando ogni dettaglio improprio.
L'Abitacolo e i Vani Carrello.
L’interno
dell’abitacolo si presentava parimenti spoglio: la pavimentazione e le
consolle laterali erano prive di qualsivoglia strumentazione.
Ho dunque
provveduto a integrare il comparto con leve e pulsanti, fedelmente
ricostruiti tramite sprue filato. Idem per il seggiolino del pilota, che ho
rifinito con la piastra di protezione e le cinture di sicurezza. Il pannello
strumenti originale, di fatto inservibile, è stato sostituito con un
elemento proveniente dal kit Academy, il quale, dopo una base di nero, è
stato rifinito mediante la tecnica del dry brushing per porre in risalto i
quadranti
Ho infine
completato l'opera realizzando il puntatore del mirino con la relativa
imbottitura.
Il vano dei
carrelli risultava del tutto inesistente. Ho pertanto auto-costruito i
pozzetti ex novo avvalendomi di plasticard e sprue, con foto alle mani.
I
bracci dei carrelli dell’aereo sono stati autocostruiti con delle strisce di
plasticard e completati con dei fili di rame.
Rilevata
l’incongruità dimensionale del ruotino di coda originale, ho provveduto alla
sostituzione del medesimo utilizzandone uno proveniente da una scatola di
montaggio Matchbox che ho provveduto a completare.
Motore.
In luogo del
motore fornito nel kit Heller, ho installato un propulsore attinto nel
magazzino dei componenti, opportunamente adattato e le cui modifiche
risultano evincibili dalle foto allegate.
Giunzione ali – fusoliera.
In fase di
assemblaggio, la congiunzione tra ali e fusoliera ha manifestato evidenti
criticità: nella zona posteriore inferiore si rilevava uno scalino di circa
un millimetro. Tale asimmetria ha richiesto un’azione di carteggio, seguita
dal ripristino delle pannellature precedentemente incise. Ulteriore
difficoltà è stata riscontrata nel posizionamento del parabrezza, il quale
non collimava perfettamente con la fusoliera, lasciando una vuoto frontale
di circa 1 mm che è stato riempito con l’applicazione di stucco Vallejo.
Diorama.
Per la
realizzazione della basetta ho utilizzato un vecchio tagliere per formaggi
che ho provveduto a levigare e a colorare con un impregnante color noce
scuro. Per rendere irregolare il terreno posto ai bordi della pista di
atterraggio ho usato delle strisce di polistirolo. Per la realizzazione del
terreno ho usato dello stucco per il legno mescolato con della colla
vinilica, il tutto poi applicato con una spatola. Preparata la base ho steso
un velo di colla vinilica diluita con acqua poi cosparso con della sabbia
spolverata "a pioggia", utilizzando un piccolo setaccio. Una volta asciutto,
ho rimosso l'eccesso capovolgendo il diorama e nebulizzandolo con una
miscela di acqua e colla vinilica sulla superficie.
Dovendo
riprodurre il campo di aviazione dove operarono i Corsair del VMF-214 (Black
Sheep), ho dovuto considerare il colore del terreno "Marcoral"
caratteristico dell’isola.
A differenza
di altre isole vulcaniche con terra scura, le piste di Vella Lavella furono
costruite dai Seabees (il nome deriva dalla pronuncia fonetica delle
iniziali C.B., ovvero Construction Battalions Battaglioni di Costruzione
della Marina degli Stati Uniti) utilizzando principalmente corallo
frantumato, dove il colore prevalente era un bianco sporco o beige molto
pallido. La consistenza del terreno era una miscela di sabbia corallina e
frammenti di roccia calcarea. Sotto il sole tropicale, queste piste erano
estremamente luminose e quasi abbaglianti.
Per la
colorazione base ho utilizzato il colore della AK 11058 di poi lumeggiato
con il 74 della Humbrol e con i colori ad olio (giallo Napoli e bianco) e
con un lavaggio utilizzando il Paneliner 2075 della AK, ho infine dato un
drybrushing con del bianco puro.
Il bianco
della pista e stato contrastato dal verde lussureggiante della giungla
circostante, tipico delle Salomone. Le palme le ho acquistate su Temu che ho
ovviamente ricolorato, cercando di avvicinarmi il più possibile ai colori
delle palme presenti sulle isole Salomone.
CAMOUFLAGE ED INSEGNE.
Per la
mimetica ho utilizzato i seguenti colori:
- Vallejo
71295 per il Sea Blue (FS 35042) delle Superfici Superiori;
- AK Real
Color 908 per l’Intermediate Blue (FS 35164) per Fiancate e Deriva
- AK Real
Color per l’Insignia White (FS 37875) per le Superfici Inferiori.
Le decals
provengono da un foglio della Peddinghaus che riportano il nome corretto
della fidanzata di Pappy ovvero “Lucybelle” e non “Lulubelle”. Per le
coccarde ho invece utilizzato il foglio della “Propagteam” serie n. 03 USAF
1917-1947.
BIBLIOGRAFIA
• Grande Atlante Del Modellismo Aereo Vol. I
- Aerei Storici.
• Delta Editrice 1994
• Scalemates.Com
• F4u-1a Corsair Modelingtime.Com.
• Aerei - I Grandi Assi Delle Caccia - Delta
Editrice 1992
• Aerei N° 9/1993
• Air Kit N°6/2002
• Cockpit-Airlife 1998
• Model Wings N° 3/1998
• F4u-Corsair - In Details & Scale Squadron
Signal Publication Di Bert Kinzey
• F4u Corsair In Action Squadron Signal
Publication
• Aerei Militari gli Assi dei Corsair nella
2ww-Osprey Aviation Edizione Del Prado 1999
• Il Pellicano N°2-1982-Cmpr
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